La Galleria Borghese

Tesori di Galleria Borghese a Roma

Galleria Borghese venne edificata dal Cardinale Scipione Borghese intono al 1615 sotto la direzione dell'architetto Flaminio Ponzio ed in seguito al fiammingo Vasanzio al fine di essere residenza privata e sede di rappresentanza diplomatica della corte pontificia.
Attento ed appassionato collezionista Scipione già dopo il 1620 trasferì nella villa la sua collezione d'arte che annoverava sculture antiche ed un nucleo di dipinti di pittori toscani.
Nel 1633, anno della morte di Scipione Borghese la collezione e la villa sono già di gran pregio e manifestazione visibile ed apprezzabile del suo grande istinto di conoscitore delle arti.

Negli anni subisce alterne vicende: importanti acquisizioni, come la Danae del Correggio si avvicendano con deplorevoli alienazioni, come il Gladiatore venduto con larga parte della collezione egizia ed i reperti archeologici, dal principe Camillo Borghese a Napoleone.

Seguì un periodo di relativo appiattimento nell'incremento delle opere fino al 1770 quando Marcantonio IV Borghese decise dei lavori di ristrutturazione che affidò all'architetto Antonio Asprucci che riordinò le sale, sostituì la scalinata originale e fece decorare con stucchi ed affreschi i soffitti e con splendidi mosaici e marmi i pavimenti creando il magnifico aspetto neoclassico ancora riconoscibile a tutt'oggi.

Dopo la perdita di tante opere a seguito delle vendita da parte di Camillo Borghese di cui si è parlato sopra, fu Francesco Borghese a rimpinguare la collezione con reperti provenienti dai nuovi scavi. Nel 1833 venne decisa l'inalienabilità delle opere e questa fu una saggia decisione che permise alla collezioni di attraversare intatta tutto l'Ottocento per essere venduta allo Stato nel 1902 che iniziò l'acquisizione di nuove opere come la Verità del Bernini ed il dipinto Tobia e l'Angelo di Savoldo.

Chiusa dal 1987 al 1997 per sostanziali lavori di restauro e riordino è ora aperta al pubblico in tutto il suo splendore e magnificenza.

Venere che benda Amore – Tiziano

Intitolato inizialmente Le Tre Grazie, mantiene questo nome sino al finire del 1800 quando il Cavalcaselle propose l'attuale denominazione con la quale il dipinto è universalmente noto. L'opera rappresenta una scena d'interno in cui sono presenti venere che lega un nostro sugli occhi di Cupido mentre due ninfe le porgono arco, faretra e frecce mentre un altro amorino appoggiato alla spalla di venere osserva la scena. Il Cupido bendato rappresenta l'amore cieco e passionale.

Giovane con canestro di frutta – Caravaggio

Uno dei dipinti più noti del Caravaggio, gli fu attribuito con certezza solo nei primi anni del '900 in quanto prima era stato attribuito a Michelan Garavagna. Dichiarata poi invece opera giovanile del Caravaggio data l'altissima qualità del dipinto, la cura dei dettagli e l'illuminazione che circonda la figura.

Apollo e Dafne – Gian Lorenzo Bernini

Uno dei gruppi scultorei realizzate da un giovane e precocissimo Bernini per Scipione Borghese: colpisce la leggerezza ed il realismo con cui lo scultore è riuscito a cogliere e fermare l'attimo della metamorfosi della ninfa nel marmo; mentre le dita di lei si trasformano in foglie di alloro e dai piedi spuntano le radici Apollo cerca di ghermirla come arrivando di corsa.

San Giovanni Battista – Bronzino

E' tra le opere più antiche della raccolta di Villa Borghese. La tela è autografa ed è un'opera giovanile del Bronzino. Rappresenta un giovane San Giovanni Battista nel deserto coperto da una pelle e da un piccolo drappo azzurro, unico elemento di colore del dipinto. Nella mano destra regge una ciotola ed è seduto con lo sguardo all'osservatore ed il busto in torsione, illuminato da un lato.

Danae – Correggio

Parte della ciclo degli “amori di Giove” venne dipinto intorno al 1530 ma arrivò a Galleria Borghese solo nel 1827, acquistato da Camillo Borghese. Il quadro rappresenta Danae stesa su di un letto che raccoglie con il lenzuolo la pioggia d'oro in cui si è trasformato Giove per unirsi a lei, dalla loro unione nascerà Perseo. Nell'angolo in basso a destra due amorini testano su di una pietra la punta di una freccia.

Tobia e l'Angelo – Giovanni Gerolamo Savoldo

Anticamente attribuito a Tiziano la paternità del dipinto venne in seguito data a Savoldo e tuttora è così riconosciuta. La scena è tratta dal Libro di Tobia degli apocrifi dell'Antico Testamento e rappresenta l'attimo che precede la pesca miracolosa narrata nel testo. Notevole la luminosità della veste dell'Angelo che risplende di luce divina, in contrasto con la scarsità di luce che caratterizza gli altri elementi del dipinto.

Amor Sacro e Profano – Tiziano

Uno dei più grandi capolavori conservati nella Galleria Borghese ed ancora oggi simbolo stesso della Villa Borghese e del suo patrimonio. La Venere mondana e la Venere celeste sedute su di un sarcofago ornato dallo stemma di Niccolò Aurelio si trovano ai lati di un Cupido che muove dell'acqua all'interno del sarcofago stesso a rappresentare la trasformazione della morte in vita.

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